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Atolli di Tuamotu
L'Arcipelago delle Tuamotu si trova nel cuore della
Polinesia Francese ed è
formato da 77 diverse isole. Le isole più vicine dell'arcipelago sono a
300km da Tahiti. L'arcipelago di Tuamotu è molto diverso dalla
Isole della
Società e dalle Isole Marchesi: infatti l'arcipelago è formato da corone di
corallo che si innalzano solo di pochi metri sopra il livello del mare. La
superficie complessiva delle Tuamotu è di appena 700 kmq, ma le sottili
catene di motu abbracciano lagune per complessivi 7.000 kmq: la sola laguna
di Rangiroa occupa circa 1.000 kmq. L'assenza di rilievi non offre alcuna
protezione contro i cicloni e la mancanza di acqua dolce rende difficile
l'agricoltura.
L'attività prevalente è la coltura della preziosa perla nera di
Tahiti.
Delle 77 isole solo 45 sono abitate, per una popolazione complessiva che non sorpassa le 20.000 unità (di cui 1.900 a
Rangiroa).
Tuamotu è un luogo molto tranquillo: è la destinazione adatta a chi ama
immergersi nella natura e nelle tradizioni locali. La presenza di meravigliose barriere coralline rende l'arcipelago un luogo ideale per
l'immersione e per il diving. L'arcipelago è composto da (isole principali):
- Ahe
- Anaa
- Arutua
- Fakarava
- Kaukura
- Hao
- Makatea
- Manihi
- Mataiva
- Mururoa
- Nukutavake
- Rangiroa
- Takapoto
- Takaroa
- Tikehau
Storia di Tuamotu
La storia della Tuamotu non è molto chiara. Sembra che gli abitanti siano i discendenti di immigrati provenienti dalle
Isole della Società e dalle
Isole Marchesi a seguito
di guerre interne, verso il XIV secolo. Il primo europeo ad arrivare alle Tuamotu fu il portoghese Magellano, nel 1521. Nei secoli successivi altri esploratori raggiunsero
la zona, senza rimanerne ben impressionati. Le Tuamotu furono infatti chiamate Isole dei Cani, Isole delle Mosche, Isole senza Fine, Isole Perniciose e anche Arcipelago
Pericoloso. Per questa pessima reputazione, le isole suscitarono poco interesse negli europei, che consideravano le
Isole Marchesi più interessanti. Oltre alle fastidiose condizioni
ambientali, gli Europei erano anche preoccupati dalle continue guerre interne all'arcipelago, sopratutto grazie ai guerrieri dell'Atollo di Anaa, che fecero scappare buona parte
della popolazione verso Tahiti. Gli scontri interni terminarono solo nel 1821.
Successivamente arrivarono i missionari, che avviarono a partire dal 1870 la produzione della copra. Per questo motivo vennero avviate molte piantagioni di palme da cocco e solo
30 anni dopo, nel 1900, la copra costituiva il 40% delle esportazioni della colonia. Altra fonte di reddito era la produzione e commercializzazione delle perle, attraverso i
commercianti cileni. Infine, dal 1911 al 1966, l'estrazione di fosfati da
Makatea divenne la principale fonte di esportazione dell'arcipelago. La fine dello
sfruttamento del fosfato a Makatea, unito all'avvento della plastica per la produzione dei bottoni (con conseguente forte calo della produzione di bottoni in madreperla)
portarono ad un calo marcato della popolazione. Il trend fu invertito a fine anni '70 con la costruzione di diverse piste di atterraggio e l'attivazioni di voli da e per
Tahiti,
che fecero incrementare notevolmente il flusso turistico, oggi principale risorsa dell'isola.
Trasporti per le Isole Tuamotu
27 atolli hanno piste di atterraggio per gli aerei e sono collegati con voli periodici con
Tahiti, Bora Bora, le Isole Marchesi e le
Gambier. L'arcipelago è poi
servito da alcuni mercantili, che trasportano anche passeggeri. Una volta giunti sulle isole, sappiate che le strade speso sono solo piste di sabbia lunghe pochi
kilometri. Il trasporto pubblico è quasi inesistente e anche il traffico privato di vetture è scarso. E' più facile spostarsi all'interno della laguna con le imbarcazioni,
oppure muoversi in bicicletta o scooter.
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